Preparazione psicologica per team e squadre
L’attività con i gruppi è una parte molto importante del lavoro del psicologo dello sport, in quanto può trovare delle squadre che per esigenze dello sport stesso sono costrette a crearsi come team, oppure può trovare dei gruppi che lavorano insieme nonostante gli atleti facciano uno sport individuale. Molto spesso le dinamiche sono simili.
Il gruppo sportivo può essere definito come un insieme di individui con le proprie personalità, ma che stanno uniti per una comune spinta motivazionale estrinseca (contratto o denaro) od intrinseca (raggiungimento obiettivi, soddisfazione personale), o entrambe. Ogni gruppo sportivo è caratterizzato da una comune struttura ideologica, e ha delle dinamiche proprie di relazione sociale. Normalmente un gruppo sportivo può essere costituito da un minimo di 3 persone ad un massimo di 30 persone.
Vi sono diversi motivi per cui un gruppo si crea. In linea di massima può essere deciso da un gruppo dirigenziale, oppure può crearsi spontaneamente per una condivisione di scopi e di motivazioni.
Tanti fattori lo mantengono unito: la cooperazione tra i membri, la competizione con altri gruppi, il raggiungimento di mete, la gratificazione economica….. Quindi innumerevoli sono gli elementi che spingono i membri a far parte e a rimanere nel gruppo. Spesso per un bisogno di affiliazione, oppure il tentativo di scappare da delle minacce esterne. Concetto fondamentale diventa quello di “autocategorizzazione”, e cioè di identità specifica del gruppo. Questo concetto sta ad indicare che il gruppo ha una sua identità perché è definito dall’esistenza di membri che percepiscono e sentono se stessi come appartenenti a quel gruppo, che quindi assume la classificazione di “reale”. Questa identità viene sanzionata direttamente dagli individui del gruppo ed almeno da un individuo esterno che non appartiene a quel gruppo. Nelle squadre e nei team il sentirsi parte importante della squadra, e il sentire di ricoprire un ruolo, diventano mezzi indispensabili per il successo. Alcune volte però, il bisogno di autorealizzazione personale porta un singolo membro a vedere nel gruppo il mezzo o tramite per il suo obiettivo. Questo può diventare molto utile se il membro stesso valuta e comprende i bisogni di coesione che tutto il gruppo deve possedere e quindi entra in contatto con i concetti di cooperazione e di attrazione con gli altri membri.
Quindi, all’interno del gruppo, ogni membro ha un ruolo, ma ogni ruolo è diverso, anche per importanza. Lo status determina il prestigio sociale e la posizione gerarchica di un determinato ruolo, classificando la posizione degli individui all’interno del gruppo. Molti elementi vanno a delineare lo status di ogni ruolo, per esempio le abilità fisiche e psicologiche individuali, la notorietà, il compito assegnatogli, il giudizio di individui esterni. Questa diversificazione di status all’interno di un gruppo prevede la presenza più o meno determinante di una leadership, e cioè di uno o più individui che occupano una posizione di preminenza, di guida e di influenza sugli altri. La leadership assume un vero e proprio stile che solitamente si stabilisce autonomamente e spontaneamente, ma anche sotto l’influenza degli atleti di status più elevato, dei dirigenti e dell’allenatore stesso. Per stile di leadership si intende quindi la modalità di azione ed influenza all’interno del gruppo, mediante la quale il leader propone la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi. Quindi il leader può essere uno solo o più di uno. Uno stesso leader può nello stesso gruppo mettere in azione anche stili di leadership diversi. Di solito la figura di leader è rappresentata dall’allenatore, da un dirigente, dal giocatore più abile, più anziano o che è incaricato di un ruolo tattico fondamentale. Gli stili di leadership possono essere differenti: si può avere una leadership carismatica che si basa sulle capacità motorie e umane del leader. In questo stile di leadership solitamente gli altri componenti del gruppo mettono in moto dei processi di identificazione nei confronti del leader, e sono a lui strettamente legati affettivamente. Il leader carismatico tramite la sua approvazione o disapprovazione stabilisce norme, valori e credenze e cioè da una struttura ideologica al gruppo. In questo stile di leadership i componenti del gruppo solitamente non hanno grossi problemi ad identificare, a riconoscere e a rispettare il leader, in quanto sono i componenti stessi che lo identificano.
Un altro tipo di stile è quello burocratico e cioè quello in cui il leader è stato imposto dall’alto, quindi da un organo esterno che può essere un consiglio direttivo della Società. Con questo stile di leadership solitamente il sistema gruppo è di solito strutturato in maniera molto formale e i rapporti sono di tipo gerarchico. Gli aspetti affettivi sono scarsamente presenti e i legami tra i componenti solitamente freddi. L’ideologie e le strade da percorrere sono spesso imposte e gli altri membri del gruppo non fanno altro che adeguarvisi. Il gruppo regolato da tale stile di leadership è quasi sempre caratterizzato da ricompense economiche che vanno a premiare il raggiungimento degli obiettivi, infatti il leader ha molto spesso soltanto il ruolo di organizzatore e selezionatore. Questo tipo di leadership può portare risultati, ma a volte anche fallimenti di notevole livello in quanto la partecipazione all’attività da parte dei componenti del gruppo può diventare forzata e legata a motivazioni estrinseche di bassa intensità.
Un altro stile di leadership è quella che viene chiamata partecipativa o democratica in quanto non prevede un vero e proprio leader, ma uno stile di condotta il più delle volte autosufficiente a cui però tutti i membri del gruppo fanno riferimento. In questo stile se un vero e proprio leader esiste ha la funzione di ascoltare e di coordinare i vari pareri e impressioni. Questo tipo di gruppo da ampia possibilità di autorealizzazione ai vari componenti in quanto la struttura ideologica ed i percorsi da seguire sono democraticamente scelti da tutti. Di conseguenza i livelli motivazionali sono molto alti.
Le leadership di tipo carismatico e burocratico possono diventare a volte autoritarie nel senso che si creano una forte dipendenza dal leader, aggressività e competitività negativa tra i membri. A volte ci possono essere dei buoni rendimenti, ma spesso anche una serie di tensioni tra i membri che vanno a creare degli ostacoli nel percorso verso il raggiungimento degli obiettivi.
Al contrario uno stile di leadership democratica può a volte diventare permissiva. In questo caso si crea scarsa dipendenza dallo stile di conduzione, a volte aggressività tra i membri; vi possono essere un elevato numero di proposte creative, ma molto spesso non c’è ordine ed una buona comunicazione con il risultato di insoddisfazione e scarso rendimento.
Ora parlerò un po’ di leadership ottimale e mi sembra interessante citare il parere di Freud riguardo al problema. Freud dice che un buon leader è colui sul quale tutti i membri proiettano il proprio modello ideale dell’IO, per cui da un lato egli deve adottare un atteggiamento distaccato e differente rispetto a quello degli altri componenti del gruppo per mantenere la sua funzione di oggetto di proiezione, dall’altro deve manifestare la sua appartenenza al gruppo per favorire i processi di identificazione dei membri su di lui.
La Leadership ottimale
Una buona leadership e quindi un buon stile di conduzione in ambito sportivo diventa un fattore fondamentale nel buon funzionamento di un gruppo. Una adeguata leadership dovrebbe possedere delle caratteristiche di flessibilità, di organizzazione e di adattabilità alle varie situazioni. Per flessibilità si intende la capacità di orientare la leadership in maniera variabile verso le relazioni umane e verso il compito e quindi verso il raggiungimento diretto degli obiettivi. Una buona leadership, in maniera elastica, si orienta verso i rapporti interpersonali quando l’intento è quello di mantenere una buona interattività nei rapporti sociali e quindi evitare di creare differenziazioni di status troppo pronunciate, e nelle stesso momento, verso il compito quando è richiesta una immediata partecipazione attiva del gruppo e lo stile direttivo permette una migliore organizzazione nelle situazioni di emergenza. Quindi lo stile di conduzione sarà caratterizzato da un comportamento direttivo e orientato al compito quando il leader impartisce ordini, dice agli altri membri che cosa fare, come e quando. Egli fissa i comportamenti, gli obiettivi, e i ruoli che ciascuno deve svolgere in rapporto al compito. Invece lo stile di conduzione sarà regolato da un comportamento di relazione quando il leader si impegna in una comunicazione aperta con i membri, fornisce sostegno, incoraggiamento, e giustifica gli errori.
Nei gruppi sportivi l’allenatore viene investito del ruolo di leader e inevitabilmente il suo stile di leadership sarà inizialmente di tipo burocratico in quanto la sua collocazione avviene quasi sempre dall’alto e quindi dalla dirigenza societaria. Dovrà trovare nelle sue qualità le capacità per gestire questo tipo di stile di leadership e saperla trasformare a secondo delle esigenze del gruppo. Le variabili a cui andrà incontro sono diverse: innanzitutto dovrà calcolare la possibilità che possa esservi un’altra leadership all’interno del gruppo, per esempio quella del giocatore più anziano o più abile e dovrà quindi rapportarsi con questa variabile che può chiaramente diventare risorsa. Inoltre le variabili che influenzeranno la sua leadership saranno il tipo di organizzazione societaria, i suoi collaboratori diretti (allenatore in seconda, preparatore atletico, psicologo, massaggiatore…), la dirigenza, le pressioni del pubblico, gli atleti e di importanza fondamentale i risultati. Ecco che quindi l’allenatore si trova di fronte ad una serie di problematiche che deve affrontare con una preparazione specifica. Secondo Stogdill (1957) le caratteristiche del leader sportivo sono:
- a livello individuale l’intelligenza, la prontezza, la facilità verbale, l’originalità e la maturità di giudizio.
- A livello conoscitivo un buon livello di scolarità e un buon curriculum sportivo
- A livello di responsabilità personale l’affidabilità, l’iniziativa, la tenacia, l’autocritica, e il desiderio di emergere.
- A livello partecipativo l’estroversione, la socievolezza, la cooperazione, l’adattabilità, l’humour e un elevato status a livello sociometrico.
Quindi l’allenatore deve possedere una vera e propria formazione psicologica e soprattutto deve migliorare la sua preparazione tecnico professionale su problemi relativi alla gestione delle risorse umane, migliorare le sue abilità introspettive, e il suo equilibrio psichico. L’allenatore deve sapere autovalutare le proprie emozioni e i propri comportamenti e soprattutto avere una preparazione specifica nel campo della comunicazione umana. L’efficacia comunicativa diventa per l’allenatore leader strumento insostituibile di gestione del gruppo. (vedi capitolo sulla comunicazione umana).
Hersey e Blanchard (1984) sono gli autori di “leadership situazionale”. La loro teoria è nata per soddisfare le esigenze dei managers di impresa, ma può essere tranquillamente riportata per il campo dello sport. La teoria della leadership situazionale parte dal presupposto che non esiste uno stile di condotta valido sempre e in maniera assoluta con tutti i gruppi. Un buon leader è quello che sa adattare il proprio stile di conduzione a seconda della situazione in cui il gruppo stesso si trova. Lo stile di leadership più efficace è quello che prevede una flessibilità tra una condotta direttiva (orientata al compito) e tra una condotta socioemotiva ( orientata alla relazione). Questa flessibilità viene modulata a seconda del contesto, ma anche soprattutto a seconda della qualità dei componenti del gruppo, della loro maturità e delle loro caratteristiche.
Quindi nello stile di leadership dell’allenatore tre fattori fondamentali vanno valutati:
- la quantità di guida orientata al compito e di direttività che l’allenatore offre al gruppo.
- La quantità di sostegno psicologico e socioemotivo che l’allenatore fornisce ai membri del gruppo
- Le qualità, il livello di competenza (maturità) manifestato dai membri del gruppo nello svolgere uno specifico compito. L’allenatore deve valutare ogni singolo atleta e il gruppo in generale, i quali possono risultare immaturi per un singolo contesto e mostrare competenze per altre e diverse funzioni.
A seconda del grado di maturità dei singoli atleti e del gruppo in toto, nasce uno stile di leadership ottimale per quel tipo di situazione. Quindi comportamento direttivo e comportamento di relazione verranno armoniosamente miscelati in un rapporto equilibrato in base alla tipologia di gruppo che l’allenatore si trova davanti in quel dato momento.
Nella figura qui sopra viene illustrato il modello teorico proposto da Hersey e Blanchard (1984). Lo schema è stato adattato con termini che riguardano un gruppo sportivo. Lo schema riproduce graficamente il rapporto tra la maturità dei membri rispetto al compito e agli stili di leadership appropriati a seconda appunto del grado di maturità . Lo schema visualizza appunto una curva a campana che viene definita curva prescrittiva, in quanto definisce lo stile di conduzione in relazione al livello di maturità – immaturità dei membri; lo stile di conduzione che va definendosi è costituito da una miscela di comportamento direttivo e comportamento di relazione. Come si diceva sopra il comportamento direttivo è caratterizzato dal grado con cui un allenatore impartisce direttive tramite ordini e prescrizioni e cioè dice chiaramente agli atleti come, dove e cosa fare. L’allenatore direttamente e non democraticamente sceglie ruoli e obiettivi. Il comportamento di relazione è il grado con cui l’allenatore adotta uno stile aperto caratterizzato da collaborazione e scambio di informazioni con i suoi atleti. La sua comunicazione con il gruppo è incentrata a dare rinforzi positivi e ad agevolare i compiti.
L’altro fattore è invece la maturità dei membri, e cioè riguarda la predisposizione degli atleti ad essere all’altezza del compito. Questa variabile passa da un livello basso di maturità (M1), ad un livello medio (M2) e medio alto (M3), fino ad un livello molto alto (M4). L’appropriato stile di leadership consiste nella valutazione ed individuazione del livello di maturità del gruppo e nell’adeguare ad esso il giusto comportamento dell’allenatore con la giusta combinazione di direttività e di sostegno. Quindi in base alla maturità si ottengono 4 stili diversi di conduzione del gruppo. Con la lettera S indichiamo lo stile di leadership.
Stile S1 per M1: PRESCRIVERE
Gli atleti che non sono in grado di avere il giusto grado di maturità per assumersi un compito (M1) risultano non competenti, con la conseguente insicurezza e incapacità di azione. Lo stile di conduzione prescrittivo risulta quindi essere lo stile adeguato e più efficace in relazione al livello di maturità dei componenti della squadra. Questo tipo di leadership è caratterizzato da un alto grado di comportamento direttivo, in quanto l’allenatore fornisce linee guida da cui i membri del gruppo poco si possono discostare. Il livello del comportamento di relazione risulta essere invece sempre molto basso, in quanto molto facilmente potrebbe essere interpretato come permissività.
Stile S2 per M2: VENDERE
Questo stile di conduzione è adeguato quando il gruppo possiede una maturità medio bassa. In questa situazione i membri del gruppo non sono ancora pronti per dei compiti di medio livello, ma stanno acquistando fiducia ed innalzando il loro livello di efficacia. Si usa il termine vendere perché il leader mette in atto un comportamento che risulta ormai essere un mix tra direttività e relazione. Il comportamento direttivo va a supplire la mancanza adeguata di capacità anche tecniche e fisiche, mentre il comportamento di relazione va a sostenere le motivazioni e il giusto livello di partecipazione. Il termine vendere sta ad indicare che le direttive provengono sempre dal leader, ma esiste anche un tipo di comunicazione reciproca. Lo stile di conduzione prevede nello stesso tempo un elevato livello di comportamento direttivo e di relazione. Questa leadership può essere utile quando all’ interno di un gruppo con 1 o più membri anche capaci si sta lavorando su degli aspetti nuovi e poco conosciuti e quindi risultano utili direttive chiare e semplici, ma nello stesso momento atteggiamenti di sostegno e comprensione.
Stile S3 per M3: COINVOLGERE
Questo tipo di leadership viene messo in atto quando la maturità dei membri è medio alta, hanno alta competenza per il compito, ma nello stesso momento esistono sottili sentimenti di insicurezza e di dubbio, oppure il livello di motivazione non è abbastanza alto, a volte anche per incomprensioni o per cattive interpretazioni delle richieste e dei compiti precedenti. Altre volte le pressioni diventano troppo alte e i membri possono avere seri problemi con la prestazioni per semplici motivi di tensione nonostante le loro capacità motorie intese in senso vasto. Il coinvolgimento diventa lo strumento migliore per risolvere una serie di problemi primo fra tutti un non adeguato rendimento. L’allenatore leader deve essere bravo a coinvolgere gli altri atleti nelle decisioni e nella strutturazione dello “scheletro ideologico” della squadra. In questo stile di conduzione è previsto un alto livello di comportamento di relazione e un basso livello di comportamento direttivo.
Stile S4 per M4: DELEGARE
In questo caso gli atleti del gruppo sono all’altezza dal punto di vista motorio e anche psichico. In questo caso sanno portare a termine il compito assegnato senza particolari rinforzi sia emotivi sia tecnici. In questo caso un buon leader deve fornire scarso sostegno e scarsa guida. Il leader individua il compito, poi sono i membri che si prendono le responsabilità e parecchi sostegni o consigli possono essere di troppo. Riassumendo, con questo tipo di gruppo il leader fornisce basso comportamento di relazione e basso comportamento di direttivo.
In definitiva il messaggio fondamentale che fornisce la teoria della leadership situazionale è quella dell’elasticità e adattabilità del leader, e cioè quest’ultimo deve essere bravo a trasformarsi a seconda dei membri del proprio gruppo. Quindi no uno stesso leader per tutti i gruppi ma un leader diverso per ogni gruppo.
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